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…. scoprire se esiste una condizione, un lago di quiete, dove la mente attiva ed inquieta possa fermarsi completamente, decidere di non coinvolgersi nel conflitto e tuttavia rimanere decisa, sana, comunicativa e creativa”.

Può un agente della CIA, uno 007, trattar di meditazione?

A quanto pare sì, dato che John Coleman, che tra la fine degli anni 50 e gli inizi degli anni 60, lavorò in giro per il mondo come agente della CIA, portò in Europa e poi anche in Italia la meditazione Vipassana.

Coleman, cittadino americano nato in Pennsylvania nel 1933, sviluppò il suo interesse per la meditazione durante il suo soggiorno in Tailandia dove incontrò diversi monaci buddisti.

Nel suo libro – La Mente Tranquilla – parla della sua ricerca: “scoprire se esiste una condizione, un lago di quiete, dove la mente attiva ed inquieta possa fermarsi completamente, decidere di non coinvolgersi nel conflitto e tuttavia rimanere decisa, sana, comunicativa e creativa”.

Un giorno, mentre era in visita a Rangoon in Birmania, sentì parlare di un centro di meditazione tenuto da un funzionario del governo, un laico, non un religioso, di nome U Ba Khin, che divenne, tempo dopo, suo maestro.

Coleman lo definì una “dinamo” con la mente tranquilla, questo perché oltre a dedicare gran parte del suo tempo alle attività e all’insegnamento della meditazione, era anche in grado di svolgere il suo lavoro di anziano e rispettato funzionario di governo, con un’efficienza pari a venti uomini competenti. Quando si sentiva stanco, smetteva di lavorare e meditava per alcuni minuti per purificare la mente e il corpo dalle tossine accumulate dalla fatica, applicando così alcune pratiche della meditazione nella vita quotidiana.

Coleman ne fu subito affascinato e approfondì la conoscenza di U Ba Khin e della tecnica i cui effetti vengono così sintetizzati: “Una persona che ha fatto corsi di meditazione Buddista è in grado di prendere veloci decisioni, giudizi giusti e corretti e sforzi concentrati – abilità mentali che decisamente contribuiscono al successo nella vita – e allo stesso tempo, attraverso lo stesso processo di purificazione della mente, il corpo fisico diventa automaticamente pulito e la forma è assicurata.

Per raggiungere questi obiettivi il metodo corretto, o tecnica di meditazione, è essenziale. In ciò sta la semplice e tuttavia efficiente tecnica di U Ba Khin”

Negli anni che seguirono Coleman incontrò altri personaggi di rilievo come ad esempio Krishnamurti – (vedi articolo la Meditazione secondo Krishnamurti) – che definì “uomini saggi”, ma la sua scelta cadde su U Ba Khin i cui insegnamenti lo portarono al termine della sua ricerca e a raggiungere una “mente tranquilla”.

La meditazione Vipassana, o visione profonda, s’impara facendo un corso di dieci giorni, attraverso un metodo in cui si concentrano tutti gli sforzi, così da poter poi tornare alla vita normale, continuando a meditare da soli.

I primi tre giorni servono a purificare la mente rendendola “pura e limpida come il cristallo”, ciò avviene attraverso l’osservazione del respiro, ci si concentra sul tocco dell’aria che entra ed esce dalle narici, anapanaa. A questo punto si è pronti ad iniziare Vipassana, cioè la contemplazione di ciò che sta realmente accadendo in noi stessi e nel nostro corpo. La mente si concentra partendo dal centro della testa giù fino ai piedi, per conoscere anicca, l’impermanenza del mondo, della vita, l’origine della sofferenza.

Secondo gli insegnamenti del Buddha, prendere coscienza di anicca è la sola via per uscire dal dolore. Durante la meditazione Vipassana si raggiunge una visione profonda della vera natura di tutti i fenomeni fisici e mentali caratterizzati dall’impermanenza (anicca), dall’inadeguatezza (dukkha) e dall’impersonalità (anatta).

Anche Tiziano Terzani nel suo libro – Un indovino mi disse – parla del suo incontro con Coleman, “il meditatore della CIA”.

Terzani sperimentò con lui i dieci giorni di meditazione Vipassana: “I primi giorni furono durissimi. Appena seduto, la posizione del loto mi pareva comoda, ma dopo un quarto d’ora diventava insopportabile, dopo mezz’ora era una vera tortura, mai, neppure per un secondo riuscivo a meditare, la mia mente era una scimmia che saltava da un ramo all’altro….”.

C’erano però dei piaceri, scrive Terzani, uno era il silenzio, il nobile silenzio: “Mi parve che, questo silenzio, fosse un diritto naturale che ci era stato tolto. Ciascuno dovrebbe, ogni tanto, riaffermare questo diritto al silenzio, per risentire se stesso, per riflettere e ritrovare un po’ di sanità.” L’altro piacere veniva dallo sforzo, lo sforzo di mantenere l’impegno preso dava la sensazione di acquisire una forza. Negli ultimi giorni capirete, diceva John, tutto avrà senso, tutto troverà il suo posto.

E così fu. Terzani narra che la mattina dell’ottavo giorno, mentre meditava, nonostante il dolore alle gambe e la forte tentazione di cedere, ad un tratto la sofferenza si acquietò, il dolore cominciò a sciogliersi e sparì. La mente non saltava più, come una scimmia, di ramo in ramo, era lì, ferma, tranquilla.

Anche Coleman quando fece, per la prima volta, la stessa esperienza con U Ba Khin, passò attraverso il dolore fisico dovuto alla posizione e all’immobilità e si rese conto che più desiderava liberarsene e più il dolore (dhukka) persisteva, finché la mente realizzò che non poteva porre termine alla sofferenza.

“Il desiderio di liberarmi dalla sofferenza terminò nel momento in cui mi resi conto che era qualche cosa che non si poteva cercare o conseguire. C’era un attaccamento infinitesimale al sé; qualcosa si ruppe con la velocità di un fulmine e, finita la ricerca, venne il sollievo. Fu un’esperienza straordinaria, c’era una calma indescrivibile, una pace al di là di ogni comprensione, la mente era tranquilla.”

Sicuramente un’esperienza così cambia la vita!

Il mio approccio con la meditazione Vipassana avvenne nella totale ignoranza di questa tecnica, il libro di Coleman, fondatore dell’IMC Italia, che purtroppo ora, dopo la sua morte, si è sciolta, l’ho letto dopo.

Gli insegnanti dell’IMC Italia continuano a diffondere gli insegnamenti attraverso siti personali come ad esempio: http://www.vipassanaitalia.it/.

Sempre in Italia c’è anche un’altra organizzazione che diffonde gli insegnamenti del maestro U Ba Khin, trasmessi ad un altro suo discepolo – Goenka – corsi e informazioni si possono trovare su questo sito:

http://www.atala.dhamma.org/pub/tecnica.php

Come dicevo, prima di fare il vero corso di meditazione Vipassana che dura 10 giorni, c’è la possibilità di partecipare ad un ritiro breve di 3 giorni, un assaggio che però non è assolutamente sufficiente per acquisire la totalità e complessità della tecnica ed ottenere risultati significativi.

Nonostante ciò la mia esperienza fu molto positiva e dopo aver letto il libro di Coleman scoprii di aver avuto la mia piccola illuminazione e potei capire la soddisfazione espressa dall’insegnante del seminario durante la mia condivisione.

Successe che, durante una delle tante sedute di meditazione, oltre al dolore dovuto alla posizione, iniziai a sentire una forte pressione al petto che aumentava nonostante tutti i miei tentativi di lenirla con la respirazione, cambiai più volte posizione – cercando di non disturbare gli altri – e quando vidi che non passava, ma addirittura aumentava, iniziai a preoccuparmi, temevo mi venisse un infarto. A quel punto, dato che non c’era rimedio, pensai: “va beh, al massimo schiatto”! E’ stato un attimo e il dolore è svanito istantaneamente, sollevata e rinfrancata ho ripreso a meditare.

Il dolore se n’è andato quando io sono stata disponibile a lasciarlo andare, quando non c’era più attaccamento, al dolore, espresso dalla mia crescente preoccupazione.

Un’esperienza davvero speciale….

Marzia Defendi

 

All’inizio e alla fine di ogni giornata di meditazione e lavoro recitavamo insieme queste parole che trovo molto belle e significative:

Possano tutti gli esseri avere pace e felicità.
Possano tutti gli esseri liberarsi
dall’ignoranza, dai desideri, dalle avversioni.
Possano tutti gli esseri liberarsi
dalla sofferenza, dal dolore, dai conflitti.
Possano tutti gli esseri riempirsi d’infinita
amorevole gentilezza ed equanimità
Possano tutti gli esseri raggiungere
la completa illuminazione.

 

Bibliografia:
La Mente Tranquilla, John E. Coleman, IMC Italia
Tiziano Terzani, Un indovino mi disse, TEA – Milano